RoboCop: curiosità sulla pellicola

Naturalmente non è facile raccontare in poche parole la trama di “RoboCop”, per la presenza di diversi risvolti emozionali piuttosto intensi, e anche perché siamo di fronte ad una storia piuttosto intrecciata, difficile da dipanare in maniera sintetica. Ad ogni modo, dopo esserci rituffati nelle atmosfere della Detroit in cui si muove il poliziotto-cyborg del cinema, ecco una serie di curiosità sulla pellicola, per omaggiare al meglio i primi trent’anni dell’opera diretta da Paul Verhoeven.

  • La storia di “RoboCop” ha avuto una genesi decisamente originale. Lo sceneggiatore Edward Neumeier, grande appassionato di fantascienza, mentre era in giro con un amico, vide un cartellone pubblicitario dedicato a “Blade Runner”. Incuriosito chiese all’amico di cosa si trattasse e questi, con estrema sintesi gli rispose: “Parla di uno sbirro che dà la caccia ai robot”. Grazie a queste poche ma significative parole, nella mente dello sceneggiatore si accese la famosa “lampadina” che gli diede l’ispirazione per scrivere la vicenda dell’agente di polizia-cyborg.
  • Il primo candidato per interpretare “RoboCop” è stato Arnold Schwarzenegger. Tuttavia, fu il regista a manifestare i suoi dubbi, temendo che il fisico possente dell’attore non fosse adatto per essere “compresso” nell’armatura del protagonista del film.
  • Paul Verhoeven, parlando del suo lavoro, diede vita ad un paragone piuttosto originale. Il regista olandese sostenne che il suo “RoboCop” si potesse accostare alla figura di Gesù Cristo e, per dare forza alle sue affermazioni, propose anche alcuni esempi: parlò innanzitutto della morte di Alex Murphy e della sua “resurrezione” proprio nella corazza di agente-robot, ma anche della scena in cui, quando affronta Boddicker per l’ultima volta, il protagonista del film cammina sulle acque che sono di colore rosso a causa del sangue versato dal criminale ucciso. In conclusione, proprio la particolare tonalità dell’acqua, richiamerebbe il miracolo delle Nozze di Cana, quando Cristo trasformò l’acqua in vino.
  • In Italia, il titolo del film del 1987 viene spesso riportato come “Robocop – Il futuro della legge”. In realtà siamo di fronte ad un errore scaturito da un’errata interpretazione della locandina originale: il motto, infatti, venne stampato troppo vicino al vero titolo della pellicola, generando una certa confusione. Ad ogni modo, la distribuzione ufficiale italiana ha lanciato il lungometraggio semplicemente come “RoboCop”. Invece Il futuro della legge” rappresenta la traduzione dall’americano dello slogan The Future of Law Enforcement”. Dunque non siamo di fronte ad un sottotitolo, infatti quest’espressione non viene mai menzionata in nessun’edizione di “RoboCop”.
  • La corazza di “RoboCop” era davvero impegnativa da indossare. Peter Weller, infatti, al termine delle riprese si accorse di aver perso circa un chilo e mezzo proprio per aver vestito i “pesanti panni” del poliziotto-robot. La produzione rimase sorpresa da queste difficoltà perché, in fase di prova, l’attore aveva indossato semplicemente un costume dotato di imbottitura, poiché l’originale venne terminato con un pizzico di ritardo. Nelle prime fasi delle riprese, Weller venne affiancato costantemente da un assistente che si occupava di rinfrescare l’interprete, prima che nella corazza fosse introdotta una piccola ventola.
  • A causa della particolare scomodità dell’armatura di scena, la produzione mise a disposizione di Peter Weller ben 7 diverse corazze, tra le quali ce n’era una decisamente rinforzata che veniva indossata dallo stuntman per le fasi in cui avvenivano esplosioni o pesanti urti. Invece, quando guidò l’automobile come “RoboCop”, l’attore statunitense fu costretto a portare solo la parte superiore del costume, mentre nella zona inferiore era semplicemente in mutande.
  • Tutti i fan di “RoboCop” ricorderanno certamente la storica scena della sparatoria. Si tratta di una fase piuttosto veloce e frenetica del film, che venne montata in questo modo per cause di forza maggiore. Durante le riprese, infatti, si fece ricorso a delle armi finte che si bloccavano di continuo, quindi i loro scatti e spari duravano pochissimi secondi. Per questo motivo, in post-produzione si preferì montare la sequenza in rapida successione, per dare almeno l’impressione di un movimento continuo.
  • “RoboCop”, nonostante sia un personaggio di fantasia, ha davvero contribuito a fare arrestare un malvivente. Nel periodo delle prime proiezioni, nella città di Sacramento, in California, un ladro per sfuggire alla polizia che lo inseguiva si nascose in un cinema. Qui, affascinato dalle vicende dell’agente-cyborg, si distrasse dalla sua fuga, consentendo ai poliziotti di circondare l’intera sala e di catturarlo.
RoboCop: curiosità sulla pellicola del 1987.
RoboCop: curiosità sulla pellicola del 1987.