Aiazzone: il triste destino del mobilificio Anni '80.

Dai fasti degli Anni ’80 al crollo attuale: la triste parabola di Aiazzone.

“Provare per credere”. Con questo celebre slogan pronunciato da Guido Angeli, il mobilificio Aiazzone negli Anni ’80 è entrato nelle case degli italiani, cambiando radicalmente il modo di fare marketing, e aprendo la strada al mondo della massiccia campagna pubblicitaria e delle vendite a basso costo con pagamento rateale. L’artefice di questa profonda rivoluzione fu Giorgio Aiazzone che, dopo aver ereditato l’attività del padre artigiano, coltivò il suo sogno di rendere quel piccolo esercizio commerciale una vera e propria azienda, in grado di distribuire mobili lungo tutta la penisola.

E così, per la prima volta nella storia, in Italia un’azienda decise di lanciare un’ampia campagna pubblicitaria, basata su spot e televendite che, oltre a presentare i propri prodotti al pubblico, li proponeva a costi decisamente accessibili, aprendo anche al pagamento rateale. In poco tempo, gran parte delle televisioni private furono invase dagli spot Aiazzone, con Guido Angeli che divenne il volto ufficiale del mobilificio biellese, nei panni dell’alter ego del vero proprietario dell’intera società. E quel tormentone “Provare per credere” divenne così celebre da portare anche alla stesura di una canzoncina che giocava proprio sull’ormai memorabile spot pubblicitario.

Ma la favola di Aiazzone avrebbe cominciato ad imboccare il viale del tramonto di lì a poco, quando nel 1986, in un tragico incidente aereo, l’artefice dell’Impero dei mobili e dell’innovativa campagna promozionale, Giorgio Aiazzone, morì a soli 39 anni. Indimenticabile il ricordo e l’omaggio di Guido Angeli che, nell’annunciare la scomparsa dell’imprenditore biellese affermò: “Piangono le mamme di tutta Italia”, mentre teneva la sua orazione funebre in televisione – quella televisione che era stata utilizzata al meglio dal proprietario del mobilificio – di fronte ad una poltrona vuota, illuminata solo da un fascio di luce che, dall’alto, si propagava verso il basso. Anche Guido Angeli se n’è andato nel 2008, e oggi ciò che resta della famosa Città del Mobile è davvero l’immagine di un sogno crollato e distrutto dalla morte del suo ideatore e dall’inesorabile scorrere del tempo.

Aiazzone: storia del mobilificio.
Aiazzone: storia del mobilificio.