Demolition Man: dopo 24 anni è scontro sugli incassi.

L’attore imputa alla casa di produzione il mancato versamento di una parte dei proventi del film.

Era il 1993 quando al cinema arrivò uno dei tanti film che hanno contribuito ad accrescere il mito di Sylvester Stallone. Ci riferiamo a “Demolition Man”, action di fantascienza nel quale ritroviamo il celebre Rocky nei panni di John Spartan, uno spietato e quantomai infallibile agente di polizia. All’epoca fece scalpore una scena della pellicola diretta da Marco Brambilla, nella quale si vedeva il protagonista completamente nudo, per mettere in mostra anche la presunta virilità di Sly che, come i fan ben sanno, ha anche lavorato per un breve lasso di tempo nel mondo del porno.

La sequenza “incriminata” venne prontamente censurata, ma è fuori di dubbio che anche questa piccola polemica abbia giovato al successo del film. A 24 anni dall’uscita del lungometraggio, si torna a parlare prepotentemente di “Demolition Man”, ma non per un sequel o remake, bensì per uno scontro giudiziario tra Sylvester Stallone e la casa di produzione, Warner Bros.

Il celebre Sly, infatti, avrebbe citato in giudizio la major, accusandola di non avergli mai versato, in tutti questi anni, una parte dei profitti della pellicola che gli sarebbero spettati per contratto. Nel motivare la sua scelta, Stallone avrebbe definito Warner Bros. come “avida e disonesta”.

Warner Bros denunciata da Stallone.
Warner Bros denunciata da Stallone.