Alfa Romeo Alfetta: la leggendaria berlina Anni '70-'80.

Definita la “berlina più veloce del mondo”, Alfetta è stata sul mercato fino al 1984.

Una berlina accessibile anche alle famiglie e ai giovani, senza però intaccare le qualità e le caratteristiche tipiche del segmento. Era questo il concetto alla base del progetto Alfetta, al quale Alfa Romeo ha cominciato a lavorare in un periodo storico molto difficile per l’Italia. Si era, infatti, agli albori degli Anni ’70, quando il Paese sentiva il bisogno di uscire da una situazione di profonda crisi e insoddisfazione che, nel periodo precedente, erano sfociati nella contestazione del 1968 che non aveva coinvolto attivamente solo gli studenti, ma anche dipendenti e operai che avevano proclamato scioperi e occupazioni, affinché fossero migliorate le loro condizioni di lavoro e i rispettivi salari.

E proprio in quella delicata fase di transizione, Alfa Romeo decise di rispondere all’esigenza italiana di arrivare ad una svolta, ad un cambiamento, progettando e lanciando una nuova automobile, le cui caratteristiche e design avrebbero profondamente rivoluzionato il segmento delle berline. Anche il settore automobilistico risentì delle proteste, delle manifestazioni e dei boicottaggi nella produzione, ma nonostante ciò l’azienda del Biscione decise di portare avanti il suo nuovo concetto di automobile, con l’intento di lanciare sul mercato quella che, nei suoi propositi, sarebbe stata la vettura di serie più tecnologica dal secondo dopoguerra.

La nuova macchina, realizzata a partire dal 1971 ad Arese, nel cosiddetto “Centro stile Alfa Romeo”, venne in realtà presentata e immessa sul mercato solo l’anno dopo. Furono necessari, infatti, circa 12 mesi per risolvere un problema di non poco conto: il blocco cambio differenziale all’altezza dell’assale posteriore, che dava alla vettura la possibilità di distribuire al meglio i pesi sui due assi anteriore e posteriore, conferendole quella tenuta di strada che sarebbe stata tra le sue qualità migliori. Il nome Alfetta venne scelto proprio per lanciare ai clienti il messaggio che il modello sarebbe stato adatto non solo per gli sportivi, ma anche per le famiglie.

Inoltre la macchina riprendeva alcune dotazioni tecniche della vettura da competizione degli Anni ’50, ovvero quella guidata dal grande Fangio alla vittoria del mondiale di Formula 1 nel 1951: quell’auto, infatti, era un’Alfa 159, ma era stata ribattezzata amichevolmente come Alfetta. Tra le caratteristiche indimenticabili della berlina degli Anni ’70, ricordiamo le sospensioni posteriori che montavano il famoso “ponte De Dion”, fondamentali per assicurare una posizione verticale alle ruote quando si affrontavano delle curve. Inoltre fu dotata di sospensioni anteriori a barra di torsione, in grado di attribuire una certa stabilità all’avantreno, tutte peculiarità che servirono a dare all’Alfetta quell’immagine di innovazione tecnologica alla base del suo progetto.

Alfa Romeo Alfetta: origini della vettura.
Alfa Romeo Alfetta: origini della vettura.