Ovosodo compie 20 anni: recensione, curiosità e festeggiamenti.

Compie 20 anni il film di Paolo Virzì, vincitore del Gran Premio della Giuria al Festival di Venezia.

Vent’anni fa arrivò al cinema un nuovo film, per la regia di Paolo Virzì, destinato a lasciare il segno. Stiamo parlando di “Ovosodo”, una riscoperta della commedia all’italiana, ma allo stesso tempo, un romanzo di formazione, girata a Livorno ed interpretata da un gran numero di attori che, all’epoca, non erano professionisti. La pellicola è stata apprezzata per il profondo e genuino verismo che porta con sé, inserito in un contesto tipicamente popolare e toscano, anzi livornese. In un quartiere popolare, circondato da una condizione familiare piuttosto difficile, nasce e cresce Piero Mansani che, anche se proviene da un nucleo familiare povero, circondato da una matrigna decisamente poco attiva e alle prese con i problemi del fratello con handicap, riesce a modo suo ad emergere. Il giovane, nel suo processo di crescita, è sostenuto e accompagnato dalla docente delle scuole medie, che lo convince ad intraprendere gli studi superiori.

Probabilmente, il segreto del successo di “Ovosodo” sta nella semplicità e genuinità nel raccontare delle vicende che spingono lo spettatore a riflettere: dalle prime sbandate giovanili di Piero alla scoperta della libertà, passando per il valore dell’amicizia, l’amore e la trasgressione. Paolo Virzì, nella sua opera, è stato particolarmente apprezzato per aver raccontato e presentato questo percorso di maturazione senza troppi fronzoli, in modo asciutto e privo di retorica. Nel corso della pellicola si assiste alla crescita e alla maturazione del protagonista, nel quale ci si può facilmente immedesimare in quelle che sono le prime disillusioni giovanili e il contatto con la dura e implacabile realtà.

Una commedia che, nel complesso, genera un mix di emozioni e sensazioni distribuite in maniera equilibrata e mai eccessiva: dalla tenerezza all’amarezza, passando per la dolcezza e il divertimento. Del resto, la verità e la realtà raccontate dal regista toscano, sono comuni e comprensibili a tutti, con esperienze che, anche se ad un primo approccio possono essere considerate insignificanti, in realtà, nel processo di maturazione dell’individuo, lasciano il segno: ad esempio, Piero ad un certo punto perderà la strada verso la maturazione ma, nel corso delle sue avventure, sarà la strada stessa a ritrovarlo, ed è in questo momento che ci si rende conto che, ormai, quel ragazzo è diventato un uomo.

Anche se il titolo “Ovosodo” fa riferimento ad una zona popolare di Livorno, in realtà esso rappresenta una sorta di metafora, quella di un individuo che, dietro un guscio apparentemente duro e impenetrabile, nasconde una profonda tenerezza d’animo. Restando nell’allegoria, l’uovo sodo è il classico alimento che, spesso, una volta ingerito, risulta pesante e indigesto, immagine perfetta per rappresentare il peso della vita su ogni persona.

Ottima la scelta degli attori, da Edoardo Gabbriellini a Claudia Pandolfi, passando per Regina Orioli e un inedito Paolo Ruffini. Da menzionare, indubbiamente, Nicoletta Braschi (una delle poche professioniste affermate presenti nel cast), nei panni della professoressa Giovanna Fornari. Lontana da quel “mostro” di bravura che è sempre stato il marito, l’immenso Roberto Benigni, l’attrice romagnola è riuscita probabilmente a dare il meglio di sé, interpretando uno dei suoi personaggi più riusciti di sempre. Del resto, non è un caso se, grazie a “Ovosodo”, ha ottenuto un David di Donatello come Miglior attrice non protagonista.

Andiamo a vedere, ora, qualche piccola curiosità su “Ovosodo”, prima di illustrare come e quando verrà festeggiato il ventennale dall’uscita di questo ottimo lavoro di Paolo Virzì.

Un'eccellente Nicoletta Braschi in Ovosodo,
Un’eccellente Nicoletta Braschi in Ovosodo,