Le 11 situazioni 'fantozziane' che sono capitate a tutti.

La popolarità di Fantozzi è legata anche a delle vicende che, almeno una volta nella vita, sono capitate a tutti.

Il 3 luglio 2017 è stata indubbiamente una delle giornate più tristi per il mondo del cinema e dello spettacolo. Il grande Paolo Villaggio, a 84 anni, si è spento in una clinica privata di Roma, per il profondo dispiacere di tutti coloro che hanno sempre seguito le “gesta” artistiche dell’attore genovese e, soprattutto, che hanno amato le sue mitiche tre macchiette: Fantozzi, Fracchia e il Professor Krantz.

Per ricordare gli artisti, i cantanti, o gli assi dello sport scomparsi, è d’uopo scrivere i cosiddetti “coccodrilli” che, in breve, ripercorrono la carriera (soffermandosi sulle tappe più importanti) del personaggio scomparso, approfondendo alcuni aspetti della relativa personalità o del pensiero: una sorta di elogio funebre a distanza. Naturalmente il “coccodrillo” è toccato anche a Paolo Villaggio, ma in questo frangente abbiamo deciso di ricordarlo e di omaggiarlo in un modo forse più originale, facendo riferimento al suo più grande personaggio: il ragionier Ugo Fantozzi.

Il celebre protagonista di film e libri, che ha debuttato al cinema nel lontano 1975, è diventato col tempo una vera e propria icona per tutti gli italiani, senza alcuna distinzione di generazione o di età. Probabilmente, tra i segreti del mito di Fantozzi ci sono anche alcune situazioni che, seppur reinterpretate in chiave tragicomica dal genio di Paolo Villaggio, sono molto comuni a tutti noi e, soprattutto, sono “universali” perché possono capitare in qualunque società o periodo storico.

Vediamo, dunque, quali sono le principali 11 vicende che avremo vissuto almeno una volta nella vita e che ci hanno dato l’impressione di essere finiti in una situazione “fantozziana”.

Il cognome sbagliato

“Fantocci, Bambocci, Pupazzi…Ehm no, Fantozzi…”. Diciamo la verità, quante volte ci è capitato di trovarci in una situazione simile? Magari mentre eravamo in un ufficio, o in attesa di fare degli esami o analisi, o al cospetto di un nuovo datore di lavoro. E l’aspetto più frustrante è che, dopo aver corretto la persona in questione per le prime volte, di fronte al suo perseverare nell’errore ci rassegniamo, “accettando” in qualche modo di essere chiamati anche noi come “Fantocci…Pupazzi…ecc…”.

Da Fantozzi a Fantocci, il passo è breve.
Da Fantozzi a Fantocci, il passo è breve.