Americanino: il marchio degli Anni '80, abbandonato da tutti.

L’incredibile parabola discendente di Americanino: un grande marchio abbandonato a se stesso.

Negli Anni ’80 è stata l’azienda per eccellenza dei cosiddetti paninari. Il brand Americanino, un’eccellenza tutta italiana, campeggiava su gran parte degli abiti indossati dai giovani (e non) dell’epoca, affermandosi come una delle migliori società di moda di quel periodo, e diventando celebre soprattutto per la produzione di jeans e giubbini imbottiti di alta qualità. Ma quella del marchio di abbigliamento non è stata una storia costellata esclusivamente di successi e ingenti profitti ma, purtroppo, si tratta di una vicenda imprenditoriale finita piuttosto male, che ad oggi vede i due “indiani” del logo abbandonati a se stessi, messi all’asta, ma senza alcun imprenditore pronto ad avanzare offerte per rilanciare lo storico marchio.

Tutto cominciò alla fine degli Anni ’70 quando Adolfo Bardelle, che all’epoca lavorava come autista di ambulanza a Chioggia, pensò di dar vita, insieme ai soci Renzo Franco ed Eugenio Schiena, ad una nuova realtà imprenditoriale legata all’abbigliamento: e così registrarono il marchio Americanino, dando vita a quella che sarebbe stata un’esperienza storica per il settore della moda italiana. Come tutti ricorderete, il logo presentava i volti di due pellerossa accostati l’uno all’altro, rivolti con i rispettivi sguardi in direzione opposta: potevano essere di colore blu-bianco, oppure rosso, e in basso campeggiava la scritta Americanino ben visibile, in stampatello.

Dopo aver fondato l’azienda, per avviare la produzione dei primi capi, i soci decisero di ricorrere all’impresa tessile della moglie di Bardelle, Elisabetta Converso, che si trovava a Cavarzere, in provincia di Venezia. Partirono da lì, dunque, i primi prodotti di abbigliamento del brand italiano. Negli Anni ’80 il fenomeno Americanino esplose letteralmente in tutta l’Italia: i jeans, i maglioni, le felpe e i giubbini imbottiti della società veneta entrarono in concorrenza con altri storici marchi quali Levi’s, Rifle, Best Company e Marina Yachting, diventando tra i capi preferiti per i ragazzi che seguivano il trend di quel periodo: la moda dei paninari.

In seguito all’aumento esponenziale delle vendite e delle richieste sul mercato, i soci decisero di ampliare la produzione, spostandola presso la cittadina di Pegolotte di Cona, sempre nei pressi di Venezia. Nel 1985, per dare ulteriore forza al progetto, si arrivò ad una fusione tra Americanino e l’impresa che in quel periodo si occupava della produzione, la Rinomate Jeanserie Spa. La nuova società, naturalmente, mantenne il nome di quella fondata da Bardelle, che ormai era diventata conosciutissima e amatissima sul mercato.

Nel frattempo però, l’imprenditore veneto puntò a lanciare anche dei sottomarchi della sua Americanino, e così arrivarono sul mercato Kinghino, Frank Scozzese e Outsider. Invece un altro progetto, quello legato ai jeans di alta sartoria Cohen, non rientrò in quest’ampia collaborazione e, rimanendo di fatto indipendente, sarebbe riuscito a non finire nella crisi che avrebbe attraversato successivamente l’intera società, dando la possibilità al figlio di Bardelle di continuare a gestirlo, rilanciandolo in grande stile all’inizio degli Anni 2000. Americanino, infatti, nonostante il boom degli Anni ’80, ben presto sarebbe andato incontro ad una crisi irreversibile.

Americanino: la nascita e i fasti degli Anni '80.
Americanino: la nascita e i fasti degli Anni ’80.