Alla scoperta di Babbo Natale: il cartone Anni '80 che deluse le aspettative.

Un cartone Anni ’80 dal progetto suggestivo che, però, non ha lasciato il segno.

Quando si parla del mondo dell’infanzia e di Babbo Natale, è ovvio pensare ad un accostamento che ha sempre qualcosa di magico e unico, emblema dell’innocenza e della fantasia allo stato puro che solo i bambini posseggono. E così, quando negli Anni ’80 arrivò in Italia “Alla scoperta di Babbo Natale”, tenendo conto dell’ascendente che il leggendario protagonista delle festività natalizie ha sempre avuto nei confronti dei più piccoli con i suoi doni e quell’immagine buona e rassicurante, si pensò che la serie animata avrebbe inevitabilmente ottenuto grande successo. In effetti, fin dal titolo, la produzione giapponese si rivelò a dir poco accattivante, invitando il giovane pubblico a scoprire la vita, le abitudini e la preparazione dell’amato “signore in rosso” residente nel suo villaggio in Lapponia, ma in realtà i contenuti tradirono un po’ le aspettative, e non è un caso se l’anime non abbia goduto di numerose repliche sul piccolo schermo.

“Alla scoperta di Babbo Natale” debuttò in Giappone nel 1984, dietro produzione della Nippon Animation che, per realizzare le avventure televisive del protagonista, prese spunto da una sere di racconti firmati Yoshiyaki Yoshida. In Italia arrivò due anni dopo, nel 1986, e fu una prima visione esclusiva di Italia Uno. Composta da 23 episodi, la trama era incentrata su tutto ciò che accadeva in Lapponia, storica regione finlandese dove la leggenda vuole che viva il “vecchietto dalla barba bianca” più amato dai bambini. La sua dimora si trovava nel cuore di un bosco, e intorno ad essa si ergevano tante casette colorate nelle quali vivevano i “Tonto”, ovvero gli infaticabili gnometti che, come tradizione, lavoravano alacremente per costruire, realizzare e impacchettare i regali che poi il protagonista dell’anime avrebbe dovuto consegnare il 25 dicembre.

La vita e le abitudini degli gnomi nell’anime erano descritte piuttosto bene e con una certa precisione, infatti i piccoli telespettatori potevano conoscere il vetraio, il falegname, il giocattolaio, il fabbro e ovviamente l’allevatore di renne, vero “motore” della magica slitta. Inoltre in “Alla scoperta di Babbo Natale” vennero inseriti anche dei bimbi per dare la possibilità al giovanissimo pubblico di immedesimarsi maggiormente nelle vicende raccontate nel cartone Anni ’80. Stiamo parlando di Elisa, Spillo, Mandolina e Hans. In realtà le storie venivano riportate e approfondite proprio dal punto di vista della piccola Elisa, la nipotina del maggiordomo del personaggio natalizio, soffermandosi proprio sulle emozioni che un animo ingenuo e innocente come quello di una bambina poteva provare nell’essere coinvolta in varie avventure che spesso ruotavano intorno alle fatiche degli gnomi.

Insomma, se ci si basa sulla trama centrale, “Alla scoperta di Babbo Natale” potrebbe davvero sembrare un anime ben centrato su fatti e protagonisti della Lapponia e della magica atmosfera natalizia che necessariamente nel villaggio finlandese tra i boschi si respira tutto l’anno, eppure questa serie animata ha deluso proprio per il modo in cui è stata portata avanti la narrazione. Vediamo perché.

Alla scoperta di Babbo Natale: in Italia nel 1986.
Alla scoperta di Babbo Natale: in Italia nel 1986.