Lo chiamavano Jeeg Robot: 10 cose da sapere.

Promosso dal pubblico, ma soprattutto dalla critica: ecco cosa c’è da sapere sul film del 2016.

Nel febbraio del 2016 ha debuttato sul grande schermo una pellicola che, in breve tempo, avrebbe ottenuto il plauso del pubblico, recensioni positive dagli addetti ai lavori, e diversi riconoscimenti (probabilmente avrebbe meritato anche un Oscar…). Stiamo parlando di “Lo chiamavano Jeeg Robot”, lungometraggio diretto e prodotto da Gabriele Mainetti, con un ottimo Claudio Santamaria nei panni del protagonista. La storia prende le mosse da Enzo Ceccotti, un giovane romano che vive di espedienti, cercando di andare avanti con dei piccoli furti. Proprio durante una delle sue attività truffaldine, il giovane si ritrova a dover fuggire e, per non essere raggiunto, si tuffa nel Tevere dove, suo malgrado, viene a contatto con un barile radioattivo. Dopo questo inconveniente, il protagonista del film si accorge di aver acquisito dei poteri speciali, infatti si rende conto di avere una forza superiore alla media e una sovrannaturale resistenza fisica.

Nel frattempo, in una Roma piuttosto “oscura”, che sta facendo parlare di sé soprattutto per una serie di attentati che gli organi di informazione attribuiscono a dei movimenti estremisti, in realtà è in corso una pericolosa battaglia tra clan rivali. Enrico si ritrova a dover fare i conti con questa parte piuttosto malvagia e senza scrupoli della capitale, e al contempo s’innamora di Alessia, una ragazza provata da un grave lutto, la quale inizia a convincersi che Ceccotti sia l’eroe del celebre anime “Jeeg Robot d’acciaio”.

“Lo chiamavano Jeeg Robot” è stato realizzato prevalentemente a Roma, con un budget di 1.700.000 euro. Al botteghino ha incassato complessivamente poco più di 5 milioni di euro e, dopo essere stato distribuito in Italia, è sbarcato anche negli Stati Uniti e successivamente in Francia. Definito “un piccolo capolavoro” da Massimo Bertarelli, il film di Mainetti è stato decisamente appoggiato e promosso dalla critica internazionale che, soprattutto, ne ha apprezzato la solida sceneggiatura, le performance degli attori e la particolare ambientazione capitolina. Qualche giudizio negativo, invece si è abbattuto sulla seconda parte del lungometraggio che, secondo alcuni addetti ai lavori, presenterebbe delle scene e delle vicende un po’ troppo lunghe e, in alcuni casi, stancanti.

Ad ogni modo, le valutazioni generali sono state positive, con “MyMovies” che l’ha definito “un trionfo di puro cinema”, evidenziando come si tratti di un tipo di pellicola che, solitamente, non rientra nella tradizione italiana. “Best Movie”, invece, si è soffermato sull’ottima interpretazione di Luca Marinelli (Fabio Cannizzaro-Zingaro), nei panni di un “cattivo” credibile e dai connotati “pulp”. Infine la famosa rivista “Variety” ha lodato non solo la trama, definendola “grintosa e godibile”, ma ha anche apprezzato le performance attoriali dei vari interpreti, da Santamaria “non-eroe confuso” a Marinelli nei panni del cosiddetto “iper-delinquente Fabio”.

A questo punto, per conoscere ancora meglio questa conclamata eccellenza italiana, andiamo a scoprire quali sono le 10 principali curiosità su “Lo chiamavano Jeeg Robot”.

Mainetti e Guaglianone “esperti” di anime

Gli autori della pellicola, Gabriele Mainetti e Nicola Guaglianone, prima di “Lo chiamavano Jeeg Robot”, avevano già lavorato ad altre trasposizioni di celebri serie animate del passato che, però, non erano riuscite ad ottenere il grande successo riscontrato dalla pellicola del 2016. Insieme, infatti, avevano già firmato “Basette”, trasposizione per il grande schermo delle avventure di Lupin III con un cast di attori romani tra i quali spiccava Valerio Mastandrea, e “Tiger Boy”, con un evidente richiamo alle vicende dell’anime “L’Uomo Tigre”.

Valerio Mastandrea in 'Basette'.
Valerio Mastandrea in ‘Basette’.