Stan Lee: qualche frecciatina sul suo successo

È riconosciuto da tutti (e i fatti lo dimostrano) che Stan Lee nel suo campo sia stato un genio, regalando agli appassionati di fumetti non solo storie avvincenti, ma personaggi senza tempo e sempre sulla cresta dell’onda. Eppure, il compianto ideatore di Spider-Man, Hulk e tanti altri, non è stato esente da qualche critica, poiché secondo qualche detrattore, proprio grazie all’introduzione del “metodo Marvel”, sarebbe riuscito a godere di un numero di meriti ben più alto di quelli che probabilmente gli sarebbero realmente spettati.

Innanzitutto, spesso è stato evidenziato come, nel corso della sua carriera, il direttore editoriale della Marvel Comics abbia concesso in poche occasioni dei crediti ad alcuni suoi collaboratori, nonostante abbiano apportato al suo lavoro dei contributi fondamentali, se non decisivi. Ad esempio, Gerry Conway, creatore de “Il Punitore”, pur riconoscendo che Lee è stato il migliore in assoluto e che il suo talento è fuori discussione, ha rivelato: “Non sempre è stata tutta farina del suo sacco”.

Inoltre, se facciamo un bel salto indietro nel tempo e approdiamo nel 1968, possiamo notare come, in un’intervista, proprio il produttore cinematografico, parlando di alcuni suoi collaboratori e del lavoro in team, dicesse che per alcuni artisti come Jack Kirby non vi fosse bisogno di alcuna trama: “Mi basta suggerire il Dr. Doom come prossimo villain – affermava – o magari è lui che suggerisce a me”, aggiungendo che, una volta tornato a casa, il suo collaboratore avrebbe fatto tutto da solo, dato il suo talento nel realizzare delle storie.

Stan Lee: qualche critica al suo successo.
Stan Lee: qualche critica al suo successo.

Iron Man: una scommessa vinta

Tra i supereroi dell’universo Marvel c’è sicuramente Iron Man. Ebbene Stan Lee rivelò che l’idea di dar vita a Tony Stark nacque da una sorta di sfida, di scommessa da vincere con il suo pubblico. Infatti decise di creare un personaggio che, a differenza di altri, non permettesse ai lettori di identificarsi, risultando addirittura un po’ antipatico. E proprio qui subentrava l’azzardo dell’artista: far sì che le persone potessero comunque appassionarsi alle vicende della sua nuova “creatura”, anche se così lontana da loro. “Ho pensato che fosse divertente prendere un tizio che non sarebbe piaciuto a nessuno, e farglielo piacere con la forza”. E, a quanto pare, alla fine Iron Man è riuscito nella sua impresa forse più difficile da portare a termine.

La sfida di Iron Man.
La sfida di Iron Man.