Il nome d’arte tra leggenda e realtà

Oltre alla diceria (più volte smentita dall’attore stesso) sulla discendenza diretta da Massimo Girotti, negli anni è circolata un’altra leggenda sul nome d’arte scelto da Mario Girotti. Per molto tempo, infatti, è circolata una voce secondo cui Terence Hill sia stato scelto per rendere omaggio al commediografo romano Terenzio e all’attrice americana-tedesca Lori Hill. In realtà, è stato proprio l’artista a rivelare che quest’indiscrezione è assolutamente falsa: “Quella fu una storia inventata di sana pianta da un giornalista – ha detto l’interprete di Poliziotto Superpiù durante un incontro con un fan club – che mi intervistò a quei tempi e decise di rendere la cosa più interessante scrivendo che avevo preso il cognome di mia moglie per fare un omaggio alle donne, visto che eravamo nel periodo delle rivendicazioni femministe”.

La verità è, per certi versi, molto più banale: Girotti, infatti, scelse il suo nome d’arte tra circa venti opzioni nel 1967, ovvero ai tempi di “Dio perdona, io no”. Alla fine puntò su Terence Hill perché suonava bene come associazione, e anche perché aveva le stesse iniziali della madre, Hildegard Thieme.

Terence Hill: la scelta del nome d'arte.
Terence Hill: la scelta del nome d’arte.

Dino Risi: il primo scopritore di Terence Hill

Il merito di aver avvicinato Terence Hill al mondo del cinema è tutto di Dino Risi. Negli anni ’50, infatti, il regista milanese stava lavorando al suo film “Vacanze col gangster”, e in quell’occasione notò, durante una gara di nuoto, il giovane Mario che faceva parte della stessa squadra dell’assistente dello sceneggiatore italiano, il quale immediatamente gli propose di presentarsi al casting, e infatti lo scelse per interpretare un ragazzino facente parte di una banda che avrebbe aiutato un pericoloso delinquente ad evadere dal carcere.

Dino Risi e il talento di Terence Hill.
Dino Risi e il talento di Terence Hill.